Rubrica #LosingDylan

LosingDylan #2

Caro diario, da oggi ti chiamerò Houston per ironizzare il mio viaggio infinito fra sentimenti e situazioni che fino ad oggi ho visto solo nei film. Seppur nn spaziali. Il tuo nome dovrebbe essere #LosingDylan perché ogni mio pensiero, in queste ultime 6 settimane, è rivolto a qlch che porta questo nome e che avendo perso, ha portato me a sfogare un dolore scrivendolo. Ma devo pur inventarmela una risata, visto che nn riesco a farmene una.
Pensavo che scrivere un diario fosse il massimo della frustrazione oggi giorno. Avevo ragione. I blog o che si dir si voglia, andavano di moda fino a 10 anni fa, poi il mondo dei blogger si è diviso a metà. C’è chi ha utilizzato la piattaforma per fare l’ influencer di moda, di come diventare ariani, del suicidio perfetto o che cazzo ne so e chi ha preferito battere direttamente in ritarata. Meglio essere ariani che farsi seghe mentali trasferendole su un blog personale.
Eccetto me.
E nn è l’unica ossessione che ho, di fatto mio fratello è appena uscito dalla mia camera, nn voleva fare polemica, voleva sapere perché ascolto sempre ” Losing my Religion ” dei REM. Gli ho risposto che nn ho fantasia ed è l’unica canzone della quale conosco il testo a memoria. Mio fratello era il classico bambino che chiedeva il perché di ogni cosa ma un attimo dopo c’era già un nuovo quesito del quale cercava la risposta e così nn faceva molto caso a quel che gli veniva detto. Da grande nn è che sia tanto cambiato. Troppa curiosità uccide il significato delle cose che realmente ti interessano, così gli dissi ai primi ciak della nostra adolescenza, ma lui nn aveva neanche posto la domanda e quindi ancor meno gli interessò il mio concetto.
In #LosingDylan invece posso dichiarare in tutta franchezza che la riproduzione continua di questo brano è un tentativo di scavare nel pozzo dentro il quale sto praticamente scivolando a caduta libera. Vorrei solo misurarne la profondità, giusto per sapere quanto si può arrivare a soffrire prima di poter toccare il fondo. E cosa succede una volta che ci sei arrivato ? Siamo sicuri che si risale ? Io sarei capace di arrendarlo e viverci dentro, nn potrei sopportare di inciampare nuovamente mentre mi illudo di risalire. Si dice che la paura ti tolga la libertà di scegliere ma la scelta che farei io è assolutamente impraticabile. Sceglierei di tornare indietro nel tempo, di quasi 2 anni, nella macchina di Dylan con lo stereo acceso. La radio trasmetteva Losing my Religion e quella sera rulli con lui la prima volta. Nn ero mai stata così male, ma adesso sto talmente peggio che darei qualunque cosa per poter tornare indietro e sentirmi come mi sentivo allora. Per tanto, il mio concetto di pozzo è il seguente: ritieniti fortunato se riesci a raschiarne il fondo. A volte quella che sembra una fine potrebbe rivelarsi l’inizio di qualcos’altro. Houston, io nn so qnd arriverà questa fine e a cosa darà inizio, so solo che siamo ancora in fase di discesa, al momento nn vedo terra ferra. Questo viaggio è ancora molto lungo.

Rubrica #LosingDylan

Losing Dylan #1

( Questa rubrica nasce dalla serie “Beverly Hills 90210 “. Una sorta di autoanalisi sul perché una cinefila come me rimase e rimane tanto scossa sul dolore di Brenda quando perde Dylan in favore della sua migliore amica. Preciso che fortunatamente nn ho avuto esperienze analoghe ed è per questo che ho creato qst rubrica. Scrivendo capirò perché ho sofferto insieme a lei ).

” Ho ordinato la terza birra, attirando su di me l’immagine della ragazza che finirà male. Dalla cameriera a quel pensionato che nn è disposto a pagare il suo troppo tempo libero, facendosi portare il secondo cappuccino. Ormai siamo compagni di sfiga, l’ho visto altre volte. A differenza sua però io nn bevo caffè, il latte nn lo digerisco e mi vergogno di occupare un tavolino di un bar solo per me, per quasi due ore, ordinando solo una bevanda. Nn ho mai sentito la sua voce. Dev’essere vedovo e per giunta, dal suo sguardo, si vede che nn fosse un tipo socievole al lavoro. Si, insomma, sta sempre solo. Nn gli è rimasto nulla e di conseguenza se ne frega di quello che occupa, del tempo e di fare la figura del braccino corto. Scommetto che qualora avesse avuto figli dalla presunta consorte scomparsa, fosse totalmente estraneo ad informazioni tipo ” cosa preferisce mio figlio per la colazione ? È un tipo da marmellata di fichi, da cereali, preferisce una brioche o si butta semplicemente sulla Nutella ? Magari invece preferisce una colazione salata. Crepes o frittate. Magari, si … Però che cattivo gusto ragazzo mio ” !
Più l’osservavo e più mi convincevo di una teoria che nn aveva senso in quel momento. Nn puoi dire di conoscere una persona se nn sai cosa preferisce mangiare e quanto. Il cibo rivela la personalità come le playlist segrete sull’ipad. Io ad esempio guardo storto tutti quelli che al bar ordinano un neaste the. Che manco so come si scriva. Anzi, passi la caffetteria, ma in un bar o in pub nn sopporto chi beve bevande analcoliche e alla frutta. Mi danno l’idea di coloro che hanno paura di qualcosa. E facendo questo ragionamento mi convinco che nn ho paura di niente. Io bevo birra alle 18,30.

Torno in me e alla sua tristezza arrugginita dietro quell’aria intollerante del pensionato. Nn so se nn tollera la mia terza birra, me o qualsiasi cosa con la quale nn centro.
Posso dire quello che nn tollero io: mentire dicendo che aspetto qualcuno e restare seduta a consumare un’altra birra che nn mi va solo per nn tornare in macchina con loro. La coppia felice a mie spese.
È sempre la stessa storia, Daniele si ricorda che ha un altro impegno, Sara e Marianna vanno a classe di spinning insieme, Alberto è troppo preso da Lisa per decidere di testa sua se gli va di restare o andare via e altri come Salvo, Luca e Chiara spariscono direttamente senza nemmeno salutare o avvertire. Escono tutti e tre a fumare una sigaretta e potresti nn vederli più. Io nn fumo e finisce che puntualmente resto sola con loro.
Anche stavolta mi ha chiesto se volevo un passaggio ma nn sono ancora pronta a tornare nella sua macchina sapendo che dovrò sedermi sui sedili posteriori. Dietro, alle spalle della sua vita.
Ormai è troppo abituato a guidare con una sola mano, persino agli incroci nell’orario di punta. Son certa che anche con lei usa la mano destra per tenere la sua di mano e che poi gliela solleva, spostandola sul cambio per cambiare le marce. No, nn sono ancora pronta per questo.
E nn posso nemmeno focalizzarmi sul cellulare per nn guardarli. A differenza di Michela nn condivido stories su Istagram e nessuno mi scrive su WhatsApp da qnd ci siamo lasciati. E anche se lo facessero perderebbero il tempo. Oltretutto mi viene mal di stomaco se nn guardo avanti in macchina. E se guardo loro sento il dolore delle lacrime che nn possono scendere. Mi fanno male gli occhi. Male da morire.
Insomma, dovrò pur difendermi in qualche modo ? Nn posso evitare di vederli insieme a scuola, ho fatto il grande discorso del restiamo amici e parlando di amici, nn posso perdere quelli che ho e li devo dividere con loro. Vorrei solo che lui evitasse di girarsi mentre sta per uscire da un qualsiasi posto in cui ci troviamo e mi chieda se abbia bisogno di uno strappo. Ho bisogno di te, Dylan. Ho bisogno di dimenticarti. Di riuscire a vivere le mie giornate come se la tua presenza nn avesse il minimo peso suoi miei umori. Ho bisogno di tornare insieme a te. Ho bisogno di sperare di svegliarmi un giorno e rendermi conto che è stato solo un incubo. Che sei ancora il mio ragazzo e che Michela è la mia migliore amica, quella che piace a tutti, mentre tu preferisci me. Ho bisogno di ammettere con qualcuno che nn ho la forza di superare tutto questo e che nn ho il coraggio di confessarlo come invece faccio sul mio diario “.

Dove è ancora possibile Meravigliarsi

Scegliete due delle mie borse che più vi piacciono, delle scarpette comode e andiamocene per la città a fare danni.
Partendo dalla Gran Via stacchiamo il cellulare della zia senza dare notizie a mamma, papà e zio Cesar sul quando torneremo ma rassicurandoli che sarà ” una splendida giornata “.
Prenderemo un taxi solo per lo sfizio di fare ciao ciao con la mano attraverso il vetro ai passanti. Il taxi viaggerà percorrendo l’Eixample, arrivando fino a Diagonal salendo Sant Gervasi, la Bonanova e sempre più su. Fino a sole, uno di quelli che ha il sorriso dei vostri disegni.
Andiamo a ridere delle persone buffe, delle situazioni ridicole o di qualsiasi altra cosa che ci diverta. La zia farà la sua risata sonora e voi le vostre risate sghignazzanti. Fuggiamo dove è ancora possibile meravigliarsi. Facciamo capricci e pestiamo i piedi per terra. Comportiamoci come tipe inaccontentabili ma nn per crescere così, solo per lo sfizio di stizzire chi ci vuole dimesse.
Andiamo a combinare guai per poi dire ” nn sono stata io “.
Sediamoci a mangiare hamburger e patatine mettendoci in testa quei ridicoli cappellini di cartone colorati. E assumiamo espressioni serissime per confondere chi ci guarda. Inventiamoci una nostra canzone dove alcune frasi rendono meglio l’idea in Italiano e altre in Spagnolo.
Compriamoci cose inutili come i lecca – lecca giganti da portare fossi in mano, solo per dare un’ennesima nota di colore ai nostri look. Facciamo smorfie e linguacce a perfetti sconosciuti che ormai tutti si prendono troppo sul serio.

Andiamo a gridare come delle pazze sulle giostre del Tibidabo e facciamo mille giri solo sull’attrazione che più ci piace, fregandocene di apparire monotone e ripetitive. E facciamoci venire i conati di vomito in macchina a causa di tutte quelle curve per arrivare ad suddetto parco in cima alla città. Torniamo verso il centro ed entriamo nei mega store più eleganti di Paseo de Gracia assumendo l’espressione di chi nn trova nulla che sia alla sua altezza. Arriviamo a Plaza Catalunya e perdiamoci fra il Raval, il Born e il Gotico. Proviamoci occhiali da sole giganti nei negozi di gadget, scattandoci selfie imbarazzanti. Fermiamoci per una sosta gelato e inziviamoci senza ritegno. Arriviamo fino alla Barceloneta un attimo prima che il sole tramonti e buttiamoci a mare in mutande con previo acquisto di canotti vergognosi.
Restiamo sulla sabbia contente di nn essere infastidite da un sole che brucia e senza sentire l’esigenza di dover parlare per forza. Diamoci tanti baci piuttosto, che quelli parlano più delle parole.
Torniamo verso casa e superata Plaza España, facciamo tappa alla Fuente Mágica, perdiamoci nei colori di quei 300 spruzzi d’acqua ed emozioniamoci con quel sottofondo musicale cinematografico. Ed esattamente come voi anche io, di tutto quello che direte, vi chiederò il perché.
E se le risposte nn ci soddisfano daremo la colpa alla stanchezza, alla frenesia di una giornata tutta nostra e all’amore fra zii e nipoti che come ogni amore nn ha certezze ne logica, ma conosce la felicità di un semplice stare insieme.

Regali in casa Cupiello

Lucarie’ che vuoi per Natale ?

Classica domanda di mio marito sulla scia di Natale in casa Cupiello. Si, lo ha visto. Non capiva una mazza ma Tommasino lo divertiva a prescindere.

Qst bel giovine con il quale mi sn ammaritata ha tanti pregi, tuttavia l’inventiva e l’effetto sorpresa non rientrano fra questi. È un tipetto pratico e per qst motivo rimase storica una bellissima pianta di rose bianche che mi fece trovare sul tavolo del ristorante dove festeggiammo il ns primo S.Valentino. C’era pure un enorme cuore rosso che è sopravvissuto a traslochi e quant’altro e conservo, tipo trofeo di un guizzo di fantasia temporanea, nella ns camera da letto.

Mi ha QUASI sempre fatto dei bei regali, nel senso che pur nn essendo Rockefeller, nn ha badato a spese. E si meravigliò molto nel vedermi piangere, ( leggasi pianto e nn commozione), per un semplice fascio di fiori. Ma come, diceva lui, vestiti firmati, gioielli, le borse che più ti piacciono, ( mai della Luis Vuitton perché dici che è da cafoni) … E piangi per delle rose ???
Si era dimenticato che anche lui pianse al suo primo compleanno. Mi ero ricordata che poco prima di conoscermi aveva perso le sue Rain Bang durante un viaggio ad Auschwitz dove di mattina faceva tutto il sensibile per i campi di concentramento e di sera la puttanella con gli amici al bar.
Gli dissi che comprendevo l’esigenza di conoscere l’Europa, ma nn era meglio cominciare chesso, con una Formentera ??? Bisogna dire che stavamo insieme da poco e ancora nn ci si conosceva per benino ed è proprio per questo che mi rispose che un giorno, al limite, ci sarebbe andato conmigo.
No, no, no… Lo fermai all’istante. Io nn sono tipa da Formentera, perché sulla suddetta isola, approdano soggetti di Napoli e provincia solo in estate. E uno addosso all’altro si dimenano nelle discoteche con terrazza con i cocktailini, gli stuzzichini e i selfini. Il massimo della perversione è alzare le braccia al cielo, battere le mani e intonare ” siamo tutti fiiiiioriiii, prima di vedere Il soooole aaaa Primaveraaa, nanana “….. Se ti va bene, finisci a fare petting spinto con Totonno o Giggino che poi in inverno, rincontrerai nel bar sulla circonvallazione di Casoria e scoprirai che ha una fidanzata da 10 anni e che probabilmente è anche incinta. Mentre formulavo questo pensiero, mi domandavo qnt potessi fare affidamento su uno che viene dall’Ecuador. Mi spiego, l’Ecuador sta un poco ” lontanuccio ” come tutti sappiamo, e chi mi assicurava che nn avesse 7 mogli e 14 figli ? Lo so, nn stiamo parlando di un sultano però c’è da dire che solo con l’aereo so 15 ore di viaggio, oh. Conclusi che quella sera dovevamo dormire da lui perché dovevo sbirciare entrambi i suoi passaporti, carte d’identità e in seguito volli anche le sue password dei social. Siccome sono una persona seria, detti anche le mie. Tanto lui si sfasteria di tradurre. E io di corniare.
E giacché all’epoca, proprio perché nn capiva una ” beneamata ” di italiano, mi chiese di cosa parlasse la canzone. Gli dissi che nn son domande da farsi e che cmq fondamentalmente diceva che siamo tutti fiorellini che sbocciano con l’arrivo della primavera perché la stagione ci fa felici tutti. Tutto questo in capa a lei, il genio di Marina Rei.
Mi rincuoro’ dicendomi che lui è più tipo da Auschwitz.
Questa storia ha un futuro.
Pensai in fra me&me.
Io e te… Mi sa che si può fare.
Dissi ad alta voce.

Torniamo al regalo e al fatto che ricordare i piccoli particolari è sinonimo di grande d’amore. Con quel ” presente ” mi diverti più io che lui. Gli comprai una scatola a gusto mio con carta e nastro combinato e dentro ci misi una marea di cioccolatini. Niente caramelle perché mi è rimasto lo shock di quei Natali degli anni 80 dove le prozie mi avvicinavamo dicendo che avevano la bella cosa da mangiare e ti ritrovavi fra le mani una Rossana. Ti fottevano tutti gli anni, eh. Ed io che mi illudevo ogni volta. Un bacio Perugina, un Gianduiotto oppure the First… The number one… Il cioccolattino Cote d’Or a forma di elefante o giù di lì. Niente, rimasi un’illusa fino agli anni 90, cioè qnd cominciai a comprarmeli da sola. Però mi feci una promessa eh, nn avrei mai regalato una scatola di caramelle a bambini, adulti e vecchi. Solo cioccolatini, sennò pasta e fagioli.

Sul fondo della scatola c’erano le Rain Bang, anche loro confezionate, in allegato qualche lecca lecca giusto per dare colore e che ovviamente a distanza di anni, rimangono ancora sul fondo. Emarginati, come i figli di un Dio minore.

Naturalmente nn poteva mancare uno dei miei papielli e mi lasciai ispirare da due elementi. La poesia ” Queda Prohibido ” di Neruda, ( che scelsi solo perché a lui piace molto, e nella mia versione il titolo fu ” Queda Imposible ” ). Come messaggio di fondo invece feci riferimento ai dialoghi del film ” El lado Oscuro del Corazón “. ( Produzione Argentina, mai arrivato in Italia, qualche cultore forse riconoscerebbe un giovanissimo Dario Grandinetti con i capelli ).

” Come amare senza possedere ?
Come lasciare che ti amino senza che ti manchi l’aria ?
Amare è un pretesto per impadronirsi dell’altro.
Per renderlo tuo schiavo.
Per trasformare la sua vita… Nella tua vita.
Come amare senza chiedere qualcosa in cambio… Senza aver bisogno di qualcosa in cambio “.

No, mi accorgo che così nn funziona.
Prima di tutto perché anche una fedele traduzione stravolge il significato di una frase e poi solo guardando il film, si entra nel significato del protagonista e del suo modo di amare.
Perché ognuno ha il suo, ma spesso, la persona che ami nn lo conosce e finisce che nn ci si capisce. No violini.

In conclusione, il tutto era presentato da un grosso peluche con un mega lecca lecca colorato. Nessuno mi aveva fatto un regalo così, disse piangendo, ( leggasi pianto e nn commozione – noi siamo un poco emotivi, per così dire ).

E nemmeno a me. Nessuno aveva comprato una pianta di rose bianche, ricordandosi quell’unica volta che parlai delle mie preferenze in tema fiori. Nessuno, il giorno prima di S. Valentino, aveva prima girato tre negozi cercando quel cuore da conficcare nella pianta per poi portarlo personalmente al ristorante per farmelo trovare il giorno dopo. Son cose che fanno piangere. Nn siamo tipi da commozione stile pagina malinconica dei romanzi rosa Layla.

Va detto che al mio primo compleanno insieme, mi regalò un jeans a palazzo con una camicia a quadri. Nn gli parlai per due gg, così lui corse a comprarmi un vestito di Carolina Herrera ma di una taglia più piccola e apriti cielo. Gli dissi che lo aveva fatto perché voleva evidenziare che fossi grassa. Il 25 giugno del 2015 me lo feci a piangere dentro il salone di casa mentre ascoltavo Loosing my Religion. Insomma che prospettive avevo con un uomo che a San Valentino ha un’idea così romantica e pochi mesi dopo, per il mio compleanno, mi regala una camicia a quadri ??!?!? So segnali che ti fanno riflettere. E dire che gli avevo fatto vedere pure il film ” l’amore infedele “, dove quella ninfomane protagonista regalava a Richard Gere un maglione da autentico sfigato. Gli avevo spiegato che chi ti fa un regalo del genere ti vede proprio una cosa ormai risaputa, senza colore ne odore. Stiamo già a questo, allora ?

Non ci potevo passare, oh. Reduce anche dal fatto che pochi gg prima me ne aveva combinata un’altra e qst volta nn c’entrava un regalo, scherzi della gelosia, diciamo così. E nn mi facevo intenerire dal fatto che lui piangesse nell’altra stanza, si sentiva in colpa perché nel giro di pochi gg nn aveva azzeccata una, costringendomi a passare il mio compleanno in lacrime.

Da allora, fini l’epoca delle sorprese romantiche o di dubbio gusto. Cominciò l’epoca dei gioielli, le borse che sono la mia grande ossessione e vestiti firmati della MIA taglia. Sempre accompagnati da uno sguardo semi terrorizzato qnd scarto il regalo e sempre anticipati dalla classica domanda, fatta 15 gg prima ..

Lucarie’ cosa vuoi per Natale ?

Hasta siempre 2017

  • Io l’ho montato, io lo guardo ed io mi emoziono. Mai e poi mai dirò da dv ho preso la colonna sonora, ( che reputo bellissima), devo difendere la mia presunta fama di cineasta.

Con Andres.

Oggi FB mi ricorda che in questi gg, tre anni fa, visitavo Parigi per la prima volta.

Mettiamo le lancette in dietro. Avevo poco più di 20 anni e dicevo che avrei visitato Parigi solo con l’uomo giusto. Più di una volta ho avuto l’occasione e sia pur mangiandomi le mani, dicevo no. ” Ci devo andare con lui, non te la prendere “.

” Ma lui chi ” ?

” E che ne so. Lui. Non si va a Parigi con Francesco, Nicola, Pasquale … Nulla da dire sui nomi, eh. 

È un’allegoria “. 

Vuoi mettere che poi, anni dopo, vai a Parigi con Andres ? Dai, senti come suona… ” A Parigi con Andres “. È un’altra storia proprio.


E questa l’abbiamo fatta. Casella spuntata. Torniamo ancora più in dietro.

Ero adolescente e dicevo sempre: un giorno camminerò per New York. Tutta pompata mi immaginavo per le strade di Manhattan.  Mi sposo Andres perché mi querido Andrés, tu sei stato il prescelto per Parigi ed in automatico sei anche quello dalla cui vita io non schiodo.  Vado in luna di miele a New York, ma a differenza di Parigi, viene meno alle mie integerrime aspettative. Solo che pure ” a New York con Andres” suonava bene. Con questo non voglio insinuare che ” con Andres ” sia la formula magica. Voglio dire …. Metti un ” a Licola Mare con Andres “. Cioè, no. A Licola Mare si va con Francesco, Nicola e Pasquale.

Sea como sea, spuntata anche questa.

E ora la tappa più vecchia. Il primissimo viaggio da sogno. Avevo 6/7 anni e guardavo Drive In. Però poi finiva e cominciavano i film Americani. In uno di questi, il protagonista sfrecciava con una decappottabile bianca per il Gran Canyon. Indossava un cappello dello stesso colore. Io non ero in quella macchina e volevo esserci. 

Dovevo prima o poi. Ma dove lo trovo il lui di Parigi ? E quando camminerò tutta piena di me per le strade di New York ? Si, insomma.. Io pensavo … Se queste due mete mi sembrano inarrivabili e nn tanto o solo per mancanza mezzi o distanze geografiche, come la mettiamo nome con questo Gran Canyon ? Mancava ” con Andres “. Essi, perché finché nn arriva Andres, che divertimento ci sarà nel guidare un auto nel deserto ? Ma OGGI … ” Al gran Canyon con Andres ” suona fattibile, reale. Se Parigi è stata spuntata, New York anche. Basta aggiungere ” con Andres ” e magari spunteremo anche questa. 

Ci vediamo al prossimo sogno.

30/11/17

L’antagonista imbecille.

Se avessi l’opportunità di fare un film ed essere anche la responsabile del casting, di certo sceglierei per me la parte di una che vive in un mondo tutto suo e nn certo per la capacità di geniali slanci, ricchi di fantasia. Quelli appartengono ad un altro mondo ancora, quello popolato da essere superiori e l’ultima cosa che farei è interpretare me stessa. ( Tu pensi che io lo dica scherzando, invece ho faccia serissima, ti giuro ) 

😀
Ok, lo ammetto, una mezza risata mi è scappata.
Cmq nn so perché ma mi hanno sempre affascinato i ruoli ” leggeri “. Cioè vorrei essere l’antagonista stupida, con la protagonista acida ed intelligente che con il suo personaggio mette ulteriormente in evidenza la mia stupidità. 
Mi capitò, diverso tempo fa, di recitare alcune frasi di Melanie Griffith nel film ” Two Much”. ( Mi fa morire dal ridere quella pellicola ). E credo che mi sia rimasta impressa perché sul set lei conobbe Banderas, che nel film l’asseconda mentre cerca di conquistare la sorella ” presumibilmente”  intelligente e un poco imbronciata. Ma nella realtà sposò lei da lì a poco. Cosa centra ? Eh no, nella mia visione centra. Perché Melanie Griffith mi da l’idea della tipica donna scaltra, furbastra che riesce perfettamente a immergersi nei panni di una persona ottusa e iper superficiale senza minimamente sentirsi chiamata in causa come persona mentre recita le gesta di ” Betty “. Tipico nome che il suddetto genere di personaggio impone. Insomma, a me piacciono gli attori che sanno il fatto loro e accettano ruoli da autentici puerili. E una che conquista un Banderas il fatto suo lo sa. Mi piacciono anche le persone nella vita reale, quando fanno così. 

Mi divertivo un sacco a imitare la sua voce. Ripetere quelle frasi da oca giuliva provando a mimarne le movenze. Era come essere più leggera a mia volta. Eppure è strano, realtà o finzione io posso arrivare a tollerare i malvagi, forse addirittura i codardi, ma con gli stupidi proprio nn ce la faccio. 

Poi… A tradimento, una di queste riesce a piacermi. Io queste persone le definisco ” scappatoie “, probabilmente da me stessa. Questa persona di cui ho un’alta considerazione ma di cui nn posso nn notare la sua forte vena polemica verso se stessa e gli altri. Rimanendo in tema film io sarei ciò che Bruno in ” RadioFreccia ” definisce [ QUELLI CHE NON SI LASCIANO STARE ].
Nel mio film, mi immagino come la regista che spiega alla protagonista intelligente che pose e atteggiamenti assumere per dare ulteriore enfasi al suo ruolo di ” superiorità naturale “. Quale dolcezza far esplodere all’improvviso ed instantáneamente, con un base di fermezza e presenza a se stessa. 
Ed io sarei l’idiota. Quella che nn si fa domande, quella che decide tutto, convinta che sia okay anche per gli altri. E nel frattempo crede di essere una creatura generosa e sensibile. 
Ma io nn sono una regista, ne tanto meno un’attrice quindi per scappare da me stessa nn mi resta, seppur molto raramente, di nn meravigliarmi qnd una persona “leggera” mi va a genio. Anzi, di approfittarne. Credo che questa sia la conferma di quello che sostenevo già nella fase post adolescenziale e cioè che chiunque può esserti utile. Tutti possono insegnarti qlcs.
Che ragazzina saggia ero …