Hasta siempre 2017

  • Io l’ho montato, io lo guardo ed io mi emoziono. Mai e poi mai dirò da dv ho preso la colonna sonora, ( che reputo bellissima), devo difendere la mia presunta fama di cineasta.

Con Andres.

Oggi FB mi ricorda che in questi gg, tre anni fa, visitavo Parigi per la prima volta.

Mettiamo le lancette in dietro. Avevo poco più di 20 anni e dicevo che avrei visitato Parigi solo con l’uomo giusto. Più di una volta ho avuto l’occasione e sia pur mangiandomi le mani, dicevo no. ” Ci devo andare con lui, non te la prendere “.

” Ma lui chi ” ?

” E che ne so. Lui. Non si va a Parigi con Francesco, Nicola, Pasquale … Nulla da dire sui nomi, eh. 

È un’allegoria “. 

Vuoi mettere che poi, anni dopo, vai a Parigi con Andres ? Dai, senti come suona… ” A Parigi con Andres “. È un’altra storia proprio.


E questa l’abbiamo fatta. Casella spuntata. Torniamo ancora più in dietro.

Ero adolescente e dicevo sempre: un giorno camminerò per New York. Tutta pompata mi immaginavo per le strade di Manhattan.  Mi sposo Andres perché mi querido Andrés, tu sei stato il prescelto per Parigi ed in automatico sei anche quello dalla cui vita io non schiodo.  Vado in luna di miele a New York, ma a differenza di Parigi, viene meno alle mie integerrime aspettative. Solo che pure ” a New York con Andres” suonava bene. Con questo non voglio insinuare che ” con Andres ” sia la formula magica. Voglio dire …. Metti un ” a Licola Mare con Andres “. Cioè, no. A Licola Mare si va con Francesco, Nicola e Pasquale.

Sea como sea, spuntata anche questa.

E ora la tappa più vecchia. Il primissimo viaggio da sogno. Avevo 6/7 anni e guardavo Drive In. Però poi finiva e cominciavano i film Americani. In uno di questi, il protagonista sfrecciava con una decappottabile bianca per il Gran Canyon. Indossava un cappello dello stesso colore. Io non ero in quella macchina e volevo esserci. 

Dovevo prima o poi. Ma dove lo trovo il lui di Parigi ? E quando camminerò tutta piena di me per le strade di New York ? Si, insomma.. Io pensavo … Se queste due mete mi sembrano inarrivabili e nn tanto o solo per mancanza mezzi o distanze geografiche, come la mettiamo nome con questo Gran Canyon ? Mancava ” con Andres “. Essi, perché finché nn arriva Andres, che divertimento ci sarà nel guidare un auto nel deserto ? Ma OGGI … ” Al gran Canyon con Andres ” suona fattibile, reale. Se Parigi è stata spuntata, New York anche. Basta aggiungere ” con Andres ” e magari spunteremo anche questa. 

Ci vediamo al prossimo sogno.

30/11/17

L’antagonista imbecille.

Se avessi l’opportunità di fare un film ed essere anche la responsabile del casting, di certo sceglierei per me la parte di una che vive in un mondo tutto suo e nn certo per la capacità di geniali slanci, ricchi di fantasia. Quelli appartengono ad un altro mondo ancora, quello popolato da essere superiori e l’ultima cosa che farei è interpretare me stessa. ( Tu pensi che io lo dica scherzando, invece ho faccia serissima, ti giuro ) 

😀
Ok, lo ammetto, una mezza risata mi è scappata.
Cmq nn so perché ma mi hanno sempre affascinato i ruoli ” leggeri “. Cioè vorrei essere l’antagonista stupida, con la protagonista acida ed intelligente che con il suo personaggio mette ulteriormente in evidenza la mia stupidità. 
Mi capitò, diverso tempo fa, di recitare alcune frasi di Melanie Griffith nel film ” Two Much”. ( Mi fa morire dal ridere quella pellicola ). E credo che mi sia rimasta impressa perché sul set lei conobbe Banderas, che nel film l’asseconda mentre cerca di conquistare la sorella ” presumibilmente”  intelligente e un poco imbronciata. Ma nella realtà sposò lei da lì a poco. Cosa centra ? Eh no, nella mia visione centra. Perché Melanie Griffith mi da l’idea della tipica donna scaltra, furbastra che riesce perfettamente a immergersi nei panni di una persona ottusa e iper superficiale senza minimamente sentirsi chiamata in causa come persona mentre recita le gesta di ” Betty “. Tipico nome che il suddetto genere di personaggio impone. Insomma, a me piacciono gli attori che sanno il fatto loro e accettano ruoli da autentici puerili. E una che conquista un Banderas il fatto suo lo sa. Mi piacciono anche le persone nella vita reale, quando fanno così. 

Mi divertivo un sacco a imitare la sua voce. Ripetere quelle frasi da oca giuliva provando a mimarne le movenze. Era come essere più leggera a mia volta. Eppure è strano, realtà o finzione io posso arrivare a tollerare i malvagi, forse addirittura i codardi, ma con gli stupidi proprio nn ce la faccio. 

Poi… A tradimento, una di queste riesce a piacermi. Io queste persone le definisco ” scappatoie “, probabilmente da me stessa. Questa persona di cui ho un’alta considerazione ma di cui nn posso nn notare la sua forte vena polemica verso se stessa e gli altri. Rimanendo in tema film io sarei ciò che Bruno in ” RadioFreccia ” definisce [ QUELLI CHE NON SI LASCIANO STARE ].
Nel mio film, mi immagino come la regista che spiega alla protagonista intelligente che pose e atteggiamenti assumere per dare ulteriore enfasi al suo ruolo di ” superiorità naturale “. Quale dolcezza far esplodere all’improvviso ed instantáneamente, con un base di fermezza e presenza a se stessa. 
Ed io sarei l’idiota. Quella che nn si fa domande, quella che decide tutto, convinta che sia okay anche per gli altri. E nel frattempo crede di essere una creatura generosa e sensibile. 
Ma io nn sono una regista, ne tanto meno un’attrice quindi per scappare da me stessa nn mi resta, seppur molto raramente, di nn meravigliarmi qnd una persona “leggera” mi va a genio. Anzi, di approfittarne. Credo che questa sia la conferma di quello che sostenevo già nella fase post adolescenziale e cioè che chiunque può esserti utile. Tutti possono insegnarti qlcs.
Che ragazzina saggia ero …

Le circostanze.

È successo un episodio curioso in quel di New York. Potrei raccontare molto di quella città e lo farò. Con termini adiacenti alla delusione, per lo più. New York è una sorta di amore fantastico. Cioè quegli amori mai vissuti, quell’amore che vorresti solo per te. Quello che puoi capire solo tu. Quello che spetta solo a te. Ti appare grande, immenso, accecante. Può durare una vita visto da lontano, ma qnd ci sei dentro ti senti più stonato delle voci di qualche cantante emergerte ai talent show. È disordinata come la stanza di un adolescente con gli ormoni a palla e triste come lo stesso adolescente a cui la serata è andata male. È fredda, come una donna che da ragazza era bruttina ma studiosa e confidava che l’età le avrebbe regalato fascino, ma gli anni passano e tutti continuano a bisbigliare ” nn è bella, però è intelligente”. Ed è sola, ma nn nel senso di unica. New York è come una persona irreparabilmente avulsa dalla realtà. 
Io ho una sorta di regola qnd viaggio. Mi piace vestire con gusto. Considerando poi che a ny le grandi marche costano meno, ho ulteriormente approfittato. Purtroppo però, trucco, parrucco, abiti ed accessori sono imprigionati in un grosso cappotto di cui nn puoi fare a meno, considerato il clima tagliente che unito alla visione della città che stava venendo meno alle tue aspettative, nn contribuisce a rendertela più simpatica.
Eppure, sotto quell’immenso giaccone blu io avevo i miei bei vestiti e scarpe della Guess, i miei jeans Calvin Klein, le mie giacchette Karl Lagerfeld Paris, il mio foulard Ralph Loren e le mie borse Moschino.

Ero pronta. Pronta a sfoderare la versione più fashion possibile. Faceva un freddo cane. Quel freddo che nn si limita a entrati nelle ossa, ma ti resta addosso come una brutta sensazione dalla quale vuoi scappare. Come si scappa dalla vverita, che poi è sempre quella che meno ti piace. Come i profumi pessimi che ti regalano a Natale e per gentilezza fai pure vedere che lo provi, spruzzandotene un po’ sulla pelle.

Nn era possibile farsi una foto per le strade di NY perché nn era possibile togliersi quel giaccone.

Vabbè, infondo poco male, fotografi la città. Ti senti stonato, lei è fredda e disordinata però se li con la tua Canon. E nn ti porti quel peso appresso per non fare nemmeno una foto.

Vuol dire che ti rifarai nei ristoranti, dove il riscaldamento è a palla e puoi liberarti del tuo giaccone e mettere in mostra quella personcina elegante che quel giorno hai scelto di essere. 

E qui viene il punto. Non hai speso poco per alcuni abiti comprati né per quelli che già portavi in valigia, ma quelle sn cose che restano. Il cibo è una mera necessità che si consuma al momento. 

I ristoranti di NY, anche quelli più modesti, costano come una colazione al Ritz di Parigi. Naturalmente parlo di quelle consumate nelle camere con terrazzo vista Torre Eiffel. E il tutto per un hamburger anche meno saporito di una qualsiasi catena fast food. Senza bibita inclusa. 
Io e mio marito ci guardammo e concludemmo, senza dover parlare, che la scappatoia era una veloce tappa al Mac Donald.
Io, mio marito e il Mac Donald. Una storia divertente che devo inserire ai fini narrativi. Qnd nn era mio marito ma il mio fidanzato nelle primissime settimane insieme, lui aveva tante idee per gestire il ns tempo libero. Mi portava anche a mangiare fuori molto spesso. Sceglieva dei locali di gusto e qualche volta ristoranti piuttosto lussuosi. Un pomeriggio, eravamo di ritorno dal Tibidabo, avevamo passato una bellissima mattinata sul punto più alto della città, dove si trova anche uno dei luna park più antichi dell’intero paese. Tornammo verso casa affamati perché i luoghi di ristoro che tale posto offriva nn erano un granché, senza contare che fossero affollatissimi e una cosa che di me lui scopri subito è che io odio le folle e nn accetto di fare le file.

Non era orario da cucine aperte e non trovandoci al centro sapevamo che i ristoranti di quel quartiere nn facevano orario prolungato. Poi io vidi un Mac Donald in lontananza e gli dissi ” siamo salvi ” ! Lui mi guardo’ stranito e mi disse ” ti piace il MD ” ???

Gli dissi che lo adoro e mi sorprese molto quella sua incredulità, ma una volta entrati e seduti a mangiare i nostri Big Mac mi raccontò come mai gli parve tanto strano. 

Lui viene da una realtà incredibilmente classista. Nel suo paese esiste un’irreparabile povertà oppure una stentata ricchezza. Non c’è la via di mezzo e se appartieni a un gruppo, sono guai se per caso decidi di mescolarti all’altro. Di fatto, lui viene da una famiglia benestante e socialmente molto elevata. Era una sorta di Willy il principe di Belair “. La sua villa a tre piani, con tanto di cameriera e cuoca fissa. I matrimoni di famiglia sulla spiaggia dell’hotel Hilton. Le scuole private con divise annesse e saluto ufficiale al preside e via dicendo. Di conseguenza, poteva frequentare solo persone del suo livello. Vale a dire che le sue colleghe di università e le sue ex pretendevano che gli si aprisse la portiera dell’automobile, nn accettavano inviti in ristoranti locali e rimanevano alquanto nausate dalla scena di lui che cambia con le sue mani un ruota forata. Io lo considererei un eroe. Bha.

Figurati quindi se potevi portare una tizia del genere al MD, giammai !!!!!

Mi fu evidente che gli era rimasto qst cip nella testa e mentre addentavo il mio panino che manco Tirzan in ” Eccezziunale Veramente “. Da specificare poi, che il MD dove eravamo ubicati si trova all’interno della stazione Sants. Una sorta di piazza Garibaldi a Napoli.

Immagina. Puoi.

Con la bocca piena gli spiegai che io ero una di quelle classiche persone capaci di adattarsi a tutte le situazioni ma prediligendone pochissime. Come sempre tutto dipende dalle circostanze. Io non ho alcun problema a prendere posto in un ristorante stile Hilary Clinton o Diana Spancer perché il mio concetto del sapersi adattare non significa solo accontentarsi un MD, ma riuscire a raggiungere il piedistallo senza un minimo affanno e restarci con l’aria di chi vivesse li sopra da sempre.

Ma … La parola ” Circostanza ” nn va mai sottovalutata. E l’ho capito a New York. Eravamo lì, stralunati da prezzi assurdi e finalmente troviamo un MD.

La classica baraonda che ogni fast food impone ma dopo un po’ siamo seduti a mangiare i ns Big Mac. Mi levo il cappotto, mi tiro su le maniche per nn sporcarmi. Addento il mio panino evitando lo stile Tirzan, questa volta. Nn volevo sporcarmi e fin qui, nulla di strano suppongo. Poi mi guardai riflessa nel vetro del locale e mi accorsi che ero diventata la classica donna che disprezzavo e guardavo con la mia immancabile aria di mediocrità. 

Le abbiamo viste tutti. Hanno la loro borsa di Luis Vuitton, le scarpe ultimo grido. Sono truccatissime e magari ingioiellate stile Madonna dell’arco. E mangiano al MD. Ogni volta che guardavo questa scena mi domandavo… Se la Luis Vuitton è autentica, possibile che nn ti siano avanzati 15 euro per un ristorante più decente ?  

Una volta mi presi una questione al MD di Milano, eravamo scesi dall’appartamento dv alloggiavamo ed eravamo vestiti da battaglia. Entriamo come due mendicanti e ordiniamo due menu. C’erano pochi tavoli al piano terra e soltanto uno di qst era tecnicamente libero, e dico tecnicamente perché una coppia di Russi ( credo) aveva monopolizzato anche il tavolino a lato per mettere i loro vassoi con la loro immondizia sopra. Certo, avrei potuto salire le scale e trovarmi un tavolo libero altrove. Invece no. Andai dritta a quel tavolo e mi sedetti, guardandoli come per dire ” ti spetta un tavolo, sposta la tua immondizia dv deve stare”. Ovviamente lo facero guardandomi però come un’autentica rompi coglioni. Lei aveva proprio l’aria di una principessa sul pisello. Vestita di marca, gioielli di valore e mangiava come se si trovasse all’Hilton Hotel. Nn è una regola che devi mangiare come un coatto solo perché stai al MD, intendiamoci ma se mi fai quello sguardo significa che ho apportato un immenso fastidio a sua maestà, ti ricordo che le grandi dame mangiano al ristorante se vogliono monopolizzare i grandi spazi, nn al MD. Mio marito rideva mentre spiegavo la mia teoria.

Lui con me, ormai, ha gettato la spugna. Ma nn divaghiamo.

Anzi, torniamo a New York e a quella donna ben vestita che ero io. Riflessa nel vetro. Io, a differenza di quella principessa sul pisello a Milano, nn avevo invaso lo spazio altrui, pur trovandolo libero ma nn mi sentivo cmq a mio agio. Mi sentivo squallida. Difatti avevo una faccia strana e mio marito mi chiese a cosa fosse dovuta. Io gli spiegai che adoro mangiare schifezze del fast food e probabilmente questa sarà l’ennesima prova della mia stranezza, ma abbiamo spesso una cifra nn indifferente fra volo, hotel e anche un po’ di shopping. Che mi significa portare ciò che indosso se poi devo sbracciarmi come una lavandaia per poter mangiare un Big Mac in un posto iper affollato da gente vestita guerra del Vietnam style. 

Trovammo un ristorante italiano quel giorno stesso e nn fu facile. Era elegante e con prezzi altini ma nn eccessivi. Ci andammo più volte nel corso della vacanza. Mi toglievo il giaccone e con il mio look firmato mangiavo stile principessa Disney. O quasi. Ovviamente di tanto in tanto andavamo da qlch pizzettaro al taglio, ma nn senza essere passati prima in albergo affinché potessi vestirmi da battaglia. Mi siedevo, mangiavo stile Tirzan in ” Eccezziunale Veramente ” e mi sentivo in pace con me stessa.

Qnd nn mi faccio i caxxi miei …

Tenerezza/pena mista ad invidia. Strano sentimento. È quello che puntualmente provi verso quelle persone che conosci fin troppo bene e che vogliono dare l’idea di sentirsi alla grande. Circondati da amici veri, accoppiati con il grande amore e il tutto condito da situazioni iper simpatiche, spassose, uniche. Ma nella fattispecie, sai cosa apprezzano, cosa sognano nel profondo, cosa riescono a malapena a sopportare e cosa odiano. Anzi, schifano proprio. E le vedi li, mentre cercano di dare l’idea di vivere un momento magico o di divertirsi come mai nella vita e sai, PERCHE LO SAI, che se avessero una tanica di benzina in una mano e un accendino nell’altra, sarebbero fuoco a tutto ciò che gli sta intorno. È comico perchè la messa in scena, vista con gli occhi di chi sa, fa ridere. E molto. Pero poi è anche molto amara, perché chi conosci fin troppo bene non può essere/essere stata una persona poco importante per te. E ti dispiaci. Perche invidia ? Bhe, parliamoci chiaro. La vita, ( fatemi passare questo termine così generico), è fatta anche di questo. Scena, puro teatro. Se davvero volessimo mostrare tutto l’astio e la noia che proviamo a contatto con la maggioranza delle situazioni, metà di noi si trasformerebbe in una banda di irrimediabili​ asociali. In fondo, io nn disprezzo chi riesce a fingere, chi nn permette che la sua vera natura abbia la meglio o la peggio sulla sua vita sociale. No, sono seria. Non posso a stare in una situazione che in realtà non apprezzo in assoluto, ci posso provare perché magari ho un secondo fine ma dev’essere sempre una situazione temporanea, il che nn fa di me una persona tanto più trasparente rispetto a questo categoria, è vero. Ma la vita, ( ripassatemi qst termine tanto generico), è fatta anche di escamotage e secondi fini. Ma chi vive sempre e solo a contatto con chi ammorba e da sui nervi e il tutto facendo finta di sentirsi al top è veramente da compatire e ammirare allo stesso tempo. Cioè chi lo fa ha un cazzo di fegato e una resistenza nn indifferente. Nonché una predisposizione al ridicolo e al risaputo senza ma e senza se. Forse in certi casi ne è anche cosciente, ma tant’è.

Se penso a quanti pochi amici ho/ho avuto. A quante situazioni apparentemente simpatiche ho rinunciato perché dovevano essere condivise con persone che nn consideravo all’altezza. Si, all’altezza. Ho detto proprio questo. Per mancanza di gusto, intelligenza ed empatia. A volte cammino per questa grande città e mi rendo conto di qnt abbia da offrire e con quante poche persone mi sia possibile farlo. Altre volte invece, passeggio per i viali dei miei anni passati e mi rimprovero per le tante situazioni non vissute e quelle che ho ripetuto a dismisura perché le consideravo sacre, per qnt divertimento e energia mi offrissero. Sono sempre stata molto chiusa. Selettiva. Anche un po’ pesante, diciamolo. E soprattutto tendenzialmente arrogante. Del tipo ” se vuoi la mia considerazione e la mia compagnia devi essere intelligente almeno quanto me. Se nn di più. Essi, noi arroganti o presunti tali conserviamo un lato incredibilmente umile, ben nascosto al pubblico. Non abbiamo paura di chi è migliore di noi. Vogliamo imparare. Essere sempre più completi. Ma c’è una cosa che non ho mai imparato e che nn voglio imparare è essere come coloro che fingono di spassarsela, anche se una parte di me sente una sana invidia verso di loro, pur provando tanta pena …

Instagram on Fire

In molti mi domandano da dove venga la mia ” popolarità ” su Istangram. Ma è semplice, rispondo, come si fa a non apprezzare la singolarità dei miei scatti !!!! Dopo essermi sorbita una sonora risata in faccia, provocata dalle mie esclamazioni provocatorie, racconto del mio caro alleato. Ossia ” Instagram on fire “. È strano di come siano ” ignote ” le strategie e le opportunità che questo social network propone. Pare che Istangram abbia addirittura surclassato Facebook in termini di audience. Come mai ? Bhe, zio Tom Cruise in “Vanilla Sky ” diceva [ qual è la risposta a 99 domande su 100 ? SOLDI ]

Il caro Instagram naque come un social attraverso il quale i cocktails e i selfie si occhieggiavano da diversi profili. Vale a dire che lo si usava per fotografarsi in bagno con trucco appena fatto o con una birra in mano fra amici al pub. E la scelta dei filtrini rendeva più romantico il tutto.

Però poi… Questa profusione di foto “elaborate ” ha richiamato l’attenzione degli influencer e le aziende. In un parola : il marketing.

Tanti utenti, tanta pubblicità, tanti profitti, no ?

Il ragazzo con gli amici al bar non sapeva infatti che immortalando se stesso e gli altri con una Heniken in mano, stava facendo pubblicità all’azienda della stessa. La ragazza con il trucco appena fatto, per ricevere più like, nella didascalia scriveva #amiche #nocheloca #fiestaforever #lipgloss

#kiko …

Bom!!! Pubblicità gratis all’azienda della Kiko. Era inevitabile che il business volesse appropriarsi della sua fetta di torta ed ecco che Istangram, partito come un social network volto alla mera condivisione di selfie si è trasformato in un mercato universale.

E qui torniamo alla frasetta di zio Tom, Istagram ha avuto la meglio su Facebook perché su qst social anche chi si fa il selfie nella ” toilette ” di casa può essere considerato un business ossia pubblicità, ossia SOLDI. Money.

Naturalmente chi si fa i selfie in toilette ancora non sa di come il social la stia utilizzando, ma chi nn si fa selfie come se piovesse ha più tempo per pensare e si rende conto che con degli scatti elaborati e un buon numero di followers, puo’ girare la cosa a suo vantaggio. E allora perché nn approfittare ?

No no … Inutile che corri a prendere la tua reflex e ti contorci per fare l’inquadratura del secolo… A parte il fatto che l’ho già fatta io, poi sai com’è… Si è sparsa la voce e sono arrivati i miei apprendisti da New York, Giappone, Australia… Insomma, ormai Istagram brulica di queste inquadrature singolari e a interpretazione. E bhe, colpa mia che ho reso pubblica la mia maestria.

Infatti, quando io m’iscrissi pensai che in un mondo di selfie con le recchie d’asino disegnate grazie ad intelligentissime App, avrei avuto il mio momento di gloria. Che c’è stato si, ma appunto.. È stato un momento.

Un di … Sbriciando fra i vari profili, mi accorsi che molti di questi se ne cadevano di like e di followers. Essi, erano ancora loro. Scatti maestri, ovvero selfie in toilette, scatti sfocati di ubriachi che bevono birra, recchie disegnate da App intelligenti e cosa via.

Io avevo commenti positivi sia pubblici che privati da parte di fotografi professionisti, potevo ritenermi soddisfatta … Invece no. Volevo capire il successo della foto cagna.

Quando Istagram prese piede, alcune aziende investirono molti soldi sull’acquisto dei follower e puntarono soprattutto sulle foto cagne perché al principio erano loro a detenere il pubblico.

Anzi, diciamo che è proprio così a prescindere.

Del resto, Facebook ci ha insegnato una cosa importante. La condivisione non conosce meritocrazia. Un esempio ? Ce li abbiamo tutti i famosi e numerosi contatti che postano status e foto alla cazzo di cane. E soprattutto loro a fare audience. A volte penso che se Picasso  fosse nato nell’epoca corrente e postasse le sue opere su Facebook, magari con qlch didascalia scritta da Verlaine, non otterrebbe alcun riscontro perché avrebbe come rivale Cristina d’Avena che posta il disegnino del praticello e la Lecciso che scrive ” oggi è una bellissima giornata di soleeeee “.

Cioè dai, nn c’è storia. È ovvio che i mi piace e i commenti di acclamazione non prenderebbero la direzione di Picasso e Verlaine. Lo vedresti, piuttosto, finire ad ubriacarsi nel quartiere Raval, in compagnia dei Pakistani che offrono a loro metà del Kebab.

Bene, Facebook ci ha insegnato che nn esiste la meritocrazia. Instagram non ha tentato di addolcire la pillola ma ha fornito un riscontro. Che tu sia Picasso o Cristina D’Avena, puoi tornare utile a qlch e quando questo qlcn avrà ottenuto da te un risultato, gli altri pagheranno per avere la stessa cosa.

Ma attenzione, la manna cadde dal cielo solo a Mosè. Noi ce la dobbiamo fare a piedi. Per intenderci… Vuoi fare pubblicità su Istangram, acquista il corso ” Istagram in Fire “. Nessuno promette risultati certi, meno che meno miracoli.

Questa guida serve a potenziare la tua galleria in modo da richiamare l’attenzione delle grosse imprese, disposte a pagarti per avere pubblicità sul medesimo social.

Costa quanto una cena e a lungo andare può generare profitti interessanti. Io non mi dilungo, se aprirai il file, avrai tutte le spiegazioni in merito.

E dopo tanto sarcasmo, una cosa bella da dire c’è. È proprio il top guadagnare con le proprie foto !!!


#DearDiary

Diary, giorni fa mi hanno chiamata da una compagnia telefonica per propormi il solito contratto e tre oooore per far desistere il tele operatore. Mentre cercavo di liquidarlo non facevo che ripetere ” chi si occupa dei contratti è il mio COMPAGNO “. Il tizio dall’altra parte della cornetta mi dice “allora posso chiamare nel pomeriggio e parlo con suo MARITO “.

Eh già, io non ho un compagno, ho un marito.

Io mi sn recentemente sposata, in un florido giorno dello scorso Maggio, con tutto l’amore, l’orgoglio e la convinzione di cui sono instintivamente capace… E ancora nn realizzo di essere di essere sposata.

Eppure è strano. Essi perché io qnd parlo di lui con miei amici o famigliari ho totalmente abolito tutti i suoi nomi. A cominciare da quelli di battesimo. Cesar Andres. Anche detto ” il bellissimo ” o direttamente ” beautiful ” e molti altri nel privè. Ormai lui non ha più un’identità. Lui è mio marito. Però poi… Nelle conversazioni non elaborate… Torna ad essere il mio compagno. Sia pur sempre bellissimo. O beautiful che dir si voglia.

Sai Diary, adesso divento seria e ti dico che forse è il rapporto che ho con mio marito a farmi sentire più come una fidanzata che come una moglie. Nooo, non è perché lui mi tratti alla leggera o perché il ns amore è costituito più dalla forma che dalla sostanza. È che io ho sempre avuto una visione bruttina del matrimonio. Noiosa, priva di slancio. A basso le romanticherie e le attenzioni. Quelle stupide. Il mio è un matrimonio fresco e la ns relazione va avanti da poco più di tre anni, con annessa convivenza più o meno da sempre. Forse diventerà quel matrimonio noioso e privo di slanci, però vedi … Faccio fatica a credere che sia così facile andare d’accordo. La sinergia che entrambi mettiamo nel rapporto me lo fa apparire quasi fantastico. Ma no, non quel fantastico inteso come ” meraviglioso “. Fantastico inteso come ” surreale “. No, nn mi sto lamentando e son certa che la maggioranza dei lettori potrebbe pensare ” non ci sono problemi perché in fondo vi ponete le giuste sfide “. Io sono satura di questi amori fumogeni e tossici, dove in realtà tutto ciò c’è forche’ l’amore. E forse sono le mie esperienze passate a contribuire alla mia incredulità. 

La verità è che io e lui siamo due grandi alleati. Viviamo in un paese straniero, con le famiglie lontane e l’assenza fisica degli amici di sempre. Finché l’altro nn c’era si andava avanti senza farsi troppe domande. Ora l’uno ha l’altra. Nel rapporto non c’è spazio per liti stupide e delusioni correnti perché siamo troppo impegnati nell’essere l’uno la famiglia dell’altra. Non possiamo permetterci problemi stupidi o scazzi della quotidianità perché l’uno non ha che l’altro. Siamo legati da una responsabilità affettiva che va ben oltre la classica vita matrimoniale. E vogliamo che funzioni.

Ed ecco che torniamo al raggiungimento di apertura, lui mi tratta ancora come se fossi la sua ragazza. Quella da viziare, proteggere, conquistare. ” A Paola questo piace…. A Paola questo NON piace … Bhe e se non piace a Paola allora che stiamo parlando ” ? A volte mi tratta quasi come se fossi psicolabile, sai quelle persone che non devono mai essere contraddette ? E guai a chi mi tocca lui. Lui è bello, altruista, brillante ma molto umile, libero da qualsiasi personaggio di facciata o pregiudizio. 

Noi ci adoriamo e da persone serene, siamo capaci di trasformarci in belve che se qualcuno attacca l’altro gratuitamente. Io ho spesso avuto cattivi esempi parlando di matrimoni. Fare il minimo indispensabile, accorgersi dell’altro solo quando sbaglia e impiegare il resto del tempo a rimpiangere quando si era giovani e liberi. 

Dear Diary, ti dirò che la mia è la condizione più bella. Lui mi ha sposata ma sono sempre la sua fidanzata da conquistare. Che possa esserlo ancora e per tanto tempo in avanti.

La ex Single.

Una donna stupida

Spezzone del film ” Io la Conoscevo Bene “. Un film dove emergono sentimenti e aspetti molto amari come un’innata quanto occulta superficialità della protagonista. Lei, fra i suoi mille incontri, passa la notte con uno scrittore, il quale la dipinge con le parole. Un monologo fantastico, magistrale.

Da vedere tutto.

Rubrica #sogninotturni

Cosa simboleggia la rivalità nei sogni?

A distanza di poche notti ho fatto due sogni aventi un comune denominatore. La rivalità in amore. Non è stato facile trovare la spiegazione ma sentivo che questi sogni volevano dirmi qlcs. Perciò non mi sono arresa ma al significato ci arriviamo dopo.

Nel primo sogno c’era la mia rivale storica. Nella realtà io e questa ragazza non ci siamo mai dichiarate guerra aperta, a stento ci conoscevamo. Tra l’altro era una bravissima persona. Amavamo lo stesso ragazzo. O meglio, lei lo amava, io ero solo offuscata dalla sua arte a letto e vivevo un presunto sentimento in nome della fantasia. Si, fantasia. I classici amori non vissuti. Di fatto lei era la sua ragazza, io invece ero la sua vittima preferita.

Insomma, nel sogno lei si presentava a casa mia. Gentilissima, serena e con l’aria di chi era pronta a liberarsi di un peso. Mi parla con molta chiarezza, dicendomi che era stanca di mentire a se stessa, di far finta che la loro fosse una storia importante, dato che lui aveva sempre amato me. Non sembrava triste, sembrava rilassata. Insomma lei era disposta a farsi da parte perché aveva accettato la cruda verità. Realtà che io avevo sempre saputo o sospettato ma ormai lasciava il tempo che trovava.

Qlch gg dopo cerco il significato della rivalità nei sogni e leggo la seguente interpretazione. Se la spunti tu significa che sei alle prese con un progetto e l’esito sarà positivo. Se la spunta il tuo/tua rivale, il tuo progetto ha poche speranze di riuscita.

Bello, ci piace.

Qlch notte dopo sogno due mie ex coinquiline. Sai qnd si dice il gatto e la volpe ? Eccole. Una era una gatta morta, pesante e un filino sesso dipendente. L’altra era simpatica all’apparenza, ma arpia in sostanza. E quest’ultima, parlava con la gatta morta in una stanza piccola e disordinata, diffamando i sentimenti e propositi di mio marito. Si vantava dicendo che lui le aveva regalato un bellissimo anello, altro che quel pezzotto al mio dito !!! Entro con aria trionfale nella stanza, ( insieme al prezioso anello di fidanzamento che mio marito mi regalò un anno fa), con uno sguardo di sufficienza mi soffermo sulle sue mani. Indossava solo anelli di plastica. E li, con aria divertita, le dico : potrà anche averti regalato un anello, che fra l’altro nn vedo, però … Ha sposato me.

Giro le spalle con aria soddisfatta mentre lei mi guarda con la faccia di un baccalà.

Insomma, in un modo o in altro ne uscivo vincitrice.

In tutti i modi, non sottovalutate i sogni sulla rivalità. Se siete alle prese con una nuova avventura, potrebbe svelarvi l’esito.